| Racchiuse tra il Po, il Reno e l’Adriatico, le Valli di Comacchio sono una zona umida importantissima per la vegetazione e le numerose specie di uccelli, ma sono anche un singolare esempio di integrazione tra ambiente naturale e attività umana. Da tempo immemorabile nelle Valli si pratica la pesca, in particolare dell’anguilla, pesce serpentiforme che si riproduce nel Mar dei Sargassi ma vive per molto tempo (7-10 anni) in altre acque. Quando le anguille sessualmente mature sentono l’istinto di emigrare verso il mare, sono catturate con trappole dette lavorieri. Fresche si mangiano in molti modi, tra cui fritte, in umido, in brodetto, “a becco d’asino”, arrostite, con le verze. Ma è tradizionale marinarle in aceto per poterle conservare. Nel Delta le prime fabbriche per la marinatura delle anguille nacquero già nel XVIII secolo. E fino al 1956, a Comacchio, era attiva una fabbrica che dava lavoro a un gran numero di maestranze. Le anguille arrivavano vive, rinchiuse in grandi bolaghe di vimini, ed erano cotte allo spiedo sul fuoco a legna di dodici camini. Dopo anni di abbandono, l’antica azienda “Valli Comunali di Comacchio” è in fase di restauro e, grazie al Pres“dio dell’anguilla marinata di Comacchio, i locali saranno dinuovo utilizzati per la lavorazione del prodotto secondo la tecnica tradizionale. |
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